Un'atipica giornata da topo
- 9 set 2016
- Tempo di lettura: 4 min
Una sera mio padre mi ha raccontato che nel pomeriggio si erano trovati un topo in casa. Il mio primo pensiero è stato: cosa avrà provato il topo? Questa è la mia idea che fa nascere il racconto ispirato a una storia vera.
Mi chiamo Ben, ho due anni e forse sto per morire. Il motivo è molto semplice: sto volando, ma non ho le ali. Ho sempre vissuto una vita tranquilla nella mia casetta umida e calda, ma ieri sera sono stato cacciato: era entrato del gas e sono dovuto scappare.
Durante la notte ho provato a ritornare. Mi sono arrampicato fino al primo piano. La finestra piccola era aperta e sono riuscito ad entrare. Era tutto buio e non vedevo bene, le mattonelle erano scivolose e sono caduto... in acqua?! Non riuscivo a capire dove mi trovavo, ero in una sorta di vasca senza via d’uscita. Provavo a risalire, ma le pareti erano scivolose. Mi sono accorto presto che quelle pareti erano più alte di quanto pensassi. Ho tentato di salire per ore ma non ho ottenuto nessun risultato, se non una gran stanchezza e un male incredibile alle zampe.
Ero talmente impegnato a provare a risalire che non mi ero accorto che non toccavo e quindi, se mi fossi stancato troppo, sarei annegato. Ho deciso di riposarmi un po’, per quanto cercare di rimanere a galla si possa definire tale.
Ho fatto un altro tentativo, ma le pareti scivolose erano troppo alte e io troppo piccolo. Ho immerso la testa, non so perchè, forse per rimanere sveglio, e mi sono accorto che c'era una via d'uscita. Sono tornato in superficie, ho preso una bella boccata d’aria e mi sono immerso di nuovo. Ho nuotato per un po’, ma non c'era uscita. Non avevo più aria nei polmoni. Istintivamente mi sono girato e sono tornato indietro. Sono riuscito a riemergere e per qualche istante sono stato convinto di essere salvo dimenticandomi di essere intrappolato. Ho respirato a fondo, non mi ero mai goduto così tanto una bella boccata d’aria.
Ho passato diverse ore intrappolato lì e d’un tratto, quando le mie zampe stavano per cedere, si è accesa la luce. Ho chiuso gli occhi ormai abituati al buio. Appena li ho riparti ho visto due cose rotonde che si sedevano sulla mia trappola. Di nuovo buio. Dalle due cose è sceso un liquido puzzolente. Mi sono immerso per non sentire la puzza. Tornò la luce. Appena sono tornato a galla ho visto una persona che mi fissava.
<<Aaah! c’è un topo nel water!>> la donna sparì, ma riuscivo a sentirla parlare. <<Franco, Franco c’è un topo nel water.>> <<E tira l’acqua.>>
Aspetta chi tira cosa? Ma cosa sta succedendo qua? Iniziavo a capire, ero finito nel wc degli umani che abitano sotto casa mia. Purtroppo ciò mi portò a realizzare che cosa fosse quel liquido puzzolente e giallo in cui nuotavo ora. Ho visto la donna arrivare con dei buffi guanti che tra un po’ le arrivavano alle ascelle afferrarmi per la coda. Mia salvatrice. Avrei voluto dare un bacio di ringraziamento a quella donna che mi aveva salvato la vita.
Lei ha aperto la finestra e senza pensarci due volte mi ha lanciato fuori. Ma che diavolo? Prima mi salvi e poi mi fai volare giù dalla finestra? Ed eccomi qua ad agitare le zampe come uno scemo nella speranza di imparare a volare prima di impattare il suolo. Non funziona però.
Sono atterrato, ho male dappertutto, ma sono vivo. Riesco ad alzarmi, ma intorno a me è tutto storto, chi ha girato il pavimento qua? Avanzo pochi passi alla volta, anche se mi muovo più verso destra o sinistra che non in avanti. Devo tornare dai miei nipotini e da mio fratello ora. So che hanno dormito nella tana di Jerry a pochi metri da qua. Jerry ha sempre avuto una bella tana, il problema è uno solo: il mostro.
Spero di non trovarlo, ma visto come va la giornata non mi stupirei di vederlo. Eccolo! Per fortuna lui non mi ha visto, è girato. Si sta leccando i suoi lunghi baffoni mentre quell’uomo lo coccola. Faccio piccoli passi e cerco di rimanere il più distante possibile da lui. Ce l’ho quasi fatta, lo sto superando. E’ fatta, posso tirare un sospiro di sollievo. <<Dove pensi di andare tu?>> dice il gatto.
<<I-io? D-da nessuna parte.>> <<Lo sai vero che se provi a correre posso raggiungerti in un attimo?>> <<C-certo che lo so, ma...>> <<Cos’è questa puzza?>> Sta parlando di me. Sono io che puzzo così perché... be’ meglio non pensarci. <<Sono io che puzzo così.>> <<Ma che schifo.>> <<E’ il mio odore naturale e quello di tutti i topi della mia famiglia. Vuoi sapere perchè puzziamo così? Be’ è una storia piuttosto lunga, ma se vuoi te la racconto. Il papà di mio nonno viveva in montagna e...>> <<Si ho capito, siete dei topi puzzolenti.>> Con queste parole il gatto si allontana da me, la mia puzza l’ha fatto scappare, in qualche modo quella donna mi ha salvato di nuovo. Inizio a correre e in pochi minuti raggiungo la tana di jerry.
<<Zio Ben, zio Ben!>> oh i miei nipotini. Pensavo di non vederli mai più.
Commenti